giovedì 4 novembre 2021

Cerchiara - Santuario Santa Maria delle Armi - San Lorenzo Bellizzi - Civita - Gole del Raganello - Morano - Lungro - Altomonte

Cerchiara - Santuario Santa Maria delle Armi - San Lorenzo Bellizzi

Civita e Gole del Raganello - Morano - Lungro - Altomonte

https://youtu.be/Destinazione Calabria Cerchiara e Lungro




Cerchiara di Calabria è un comune italiano di 2.301 abitanti 

della provincia di Cosenza, situato nel Parco nazionale del Pollino, 





con un'estensione territoriale 

che comprende il monte Sellaro a quota 1.439 m s.l.m. 

e, soprattutto, la cima della Serra Dolcedorme (2.267 m s.l.m.), 

il monte più alto della Calabria.




Cerchiara, 

è celebre per la produzione 

di un pane tradizionale particolarmente apprezzato. 

Ciò che lo distingue dagli altri 

è la presenza di un antico lievito madre naturale, 

che le famiglie di Cerchiara 

si tramandano da tempi lontani; 

lo stesso che gli dà quel senso di consistenza 

e quella deliziosa nota di acidità.

La grossa forma e il lento raffreddamento del forno 

conferiscono alla pasta la giusta cottura 

e le fanno mantenere tutto il profumo 

e gli aromi degli ingredienti: 

farina bianca dei mulini locali, 

mista a farina integrale e di crusca, 

con sale, acqua di sorgente di montagna 

e, appunto, lievito madre.

La lunga lievitazione, di almeno sei ore, 

in larghi cassettoni di legno, 

è responsabile della sua leggerezza e digeribilità, 

oltre a fare sì che  questo pane duri molto di più degli altri nel tempo, 

anche fino a 10 – 15 giorni.

La cottura avviene nel forno a legna 

di quercia, castagno e faggio a 300°C, per circa 2 – 4 ore , 

durante le quali i mattoni che prima erano stati arroventati 

restituiscono lentamente il calore alle forme di pane, 

rendendolo dorato fuori e cotto dentro.












È presente anche un Museo del Pane.



Nei pressi dei ruderi del Castello medievale, 

nelle ripide pareti della Gola del Caldanello, 

si può accedere alla prima via ferrata del Meridione, 

detta "Ferrata della Gravina" o "Ferrata del Caldanello", 

meta ormai sempre più frequentata da alpinisti e appassionati.




La Grotta delle Ninfe



è una profonda fenditura che taglia in due uno sperone roccioso, 
entro il quale scorre un ruscelletto di acqua termale. 
Purtroppo da anni è chiusa al pubblico
per motivi di sicurezza.

Le adiacenti Terme di Cerchiara


sono il classico esempio di mala gestione
delle risorse del territorio
come si può leggere nelle recensioni di TripAdvisor.



Dove Alloggiare

La Casa dell'Escursionista




Oltre all'ospitalità, Casa dell'escursionista 
offre escursioni alle Gole del Raganello  
trekking sul Pollino 
e affitto MTB elettriche.



Dove Mangiare

Bar Trattoria Il Solito Posto






Da Cerchiara a San Lorenzo Bellizzi

passando per il Santuario di Santa Maria delle Armi

con un tempo di percorrenza in bicicletta di circa 2 ore e mezza 

per un totale di 26 km diviso in due tappe.

Si parte in mattinata da Cerchiara in e-bike

per arrivare dopo poco più di un'ora e 12,4 km









al Santuario di Santa Maria delle Armi,
un complesso monumentale, di origine medievale 
con vista sulla pianura di Sibari e sul golfo di Taranto.
L'odierno santuario sorge su un antico sito monastico bizantino, alle pendici del monte Sellaro, anche noto come monte santo.









La seconda tappa di 15 Km e circa un'ora di percorrenza
porta dal Santuario a San Lorenzo Bellizzi,
comune di 572 abitanti della provincia di Cosenza. 





















































Situato nel parco nazionale del Pollino, 
vive principalmente di agricoltura, allevamento e artigianato. 




Vi si ammirano la riserva naturale delle Gole del Raganello 


e le timpe di San Lorenzo Cassano 


e della Falconara.


Dove Alloggiare

B&B Il Campanile



Dove Mangiare

Pizzeria Trattoria Pino Loricato








Da San Lorenzo Bellizzi a Civita 
s'impiegano circa 40 minuti in auto per una distanza di 20 Km.


mentre in bicicletta il percorso è più corto, 
14,5 Km da percorrere in circa un'ora e mezza.






































































Civita è un comune italiano di 871 abitanti 
della provincia di Cosenza in Calabria.
Conservato nel tempo come autentico gioiello artistico, 
“il paese tra le rocce” così come viene definito, 
è immerso in un contesto naturalistico senza pari. 
Civita si trova, infatti, 
su una delle più belle vallate del Pollino 
ed è la porta d’accesso privilegiata al Parco Nazionale del Pollino, 
il più esteso d’Europa. 


















A 450 m s.l.m., e nel cuore del Parco nazionale del Pollino,
 è immerso nella tipica vegetazione mediterranea 
che si lega al suggestivo e spettacolare paesaggio 
solcato nei secoli dal Raganello.
Il clima è gradevole specialmente in primavera ed autunno 
con inverni freddi ed estati calde.
È tra le storiche comunità Arbëreshë d'Italia
e custodisce ancora oggi l'identità 
e le antiche tradizioni del popolo albanese, 
come la lingua, il rito religioso e i costumi tradizionali.





La vallata in cui sorge è circondata da montagne boscose, 




dove arrivano i riflessi azzurri del mare Ionio, 
che s’intravede all’orizzonte. 


Detto “il paese tra le rocce”, 
così definito per le immense montagne verdi 
che circondano la sua vallata, 
o Il paese del Ponte del Diavolo, 
per via del suo antico e caratteristico ponte medievale in pietra. 



Essendo stato risparmiato dagli scempi urbanistici 
che caratterizzano le zone costiere,
l'agglomerato urbano di Civita 
è caratterizzato da quella dignitosa modestia
tipica dei centri collinari 
che fanno da cinta al massiccio del Pollino.





















Una curiosità assolutamente singolare di Civita sono i comignoli.


Non si sa con precisione quando sia cominciata l’usanza 
di innalzare comignoli imponenti e dalle forme capricciose, 
diversi per ogni casa e secondo l’estro del mastro muratore.
Il comignolo era come la firma per una nuova casa, 
di cui diventava il totem, 
con la funzione non solo di aspirare il fumo dai camini, 
ma anche di tenere lontano gli spiriti maligni.
Sono una cinquantina i comignoli storici, 
costruiti probabilmente tra fine Seicento e inizio Novecento.

Altra peculiarità sono le Case Kodra,


curiose casette dal volto umano 
che animano e colorano il borgo di Civita. 
Sono state costruite tra il 1600 e il 1700 
e sono rimaste quasi tutte intatte, nonostante il passare del tempo. 
Hanno qualcosa in più delle semplici mura, 
ad osservarle bene è come se ti parlassero. 
Ma ti stupiscono anche con le loro buffe espressioni. 
Hanno piccole finestrelle che sembrano occhi, 
canne fumarie che sembrano nasi 
e porte che fanno strane smorfie, che rappresentano la bocca.
Eppure hanno i loro difetti, 
a qualcuna manca il naso o addirittura ce l’ha storto. 
Qualcuna ha una bocca più grande, altre ce l’hanno più piccola.
Queste abitazioni ricordano lo stile del famoso pittore postcubista 
albanese Ibrahim Kodra e per questo motivo il nome dato di “Case Kodra”.

Nel centro storico, oltre alla cappella di Sant’Antonio 
e a quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione, 
è presente la parrocchia di Santa Maria Assunta, 
costruita in stile barocco nella seconda metà del XVI secolo.


Per essere un borgo così piccolo, 
Civita offre una notabile offerta, 
in termini quantitativi e qualitativi,
di ristoranti e alloggi
quando paragonata alle medie regionali.
È certamente singolare che in un paesino di circa 800 abitanti
le strutture di alloggiamento e ristorazione
sono dieci volte di più di Cerchiara che ha quasi il triplo degli abitanti.
Il tutto mantenendo una qualità estetica modesta e accettabile,
ancora risparmiata dal degrado estetico-civico 
che caratterizza le zone costiere.
Così anche l'offerta gastronomica
mantiene ancora tratti di genuinità e tradizione apprezzabili,
non ancora corrotta dal turismo di massa.
I livelli medi dignitosi certo non sono da eccellenza.
In una regione come la Calabria, 
dove la qualità dell'offerta turistica è lungi dal competere 
con i livelli qualitativi offerti dalle regioni vicine,
Civita rappresenta una piacevole eccezione.

A Civita è da segnalare la produzione del Piretto
detto anche Limetta Calabrese.



Il Piretto, appartiene alla grande famiglia degli agrumi 
ed è “cugino” del limone e del cedro. 
Caratterizzato da un delicato profumo 
si distingue dall’altro famoso frutto calabrese, il Bergamotto, 
per la dolcezza e la gentilezza del gusto. 
La coltivazione nella Piana di Sibari si tramanda da secoli, 
grazie al clima ideale che ne preserva il delicato verdeggiare.
Di certo con le sue due fioriture annue 
è portatrice di abbondanti buoni frutti, 
il cui profumo intenso e la ricchezza di olii essenziali 
li rendono uno dei prodotti d’eccellenza nel suo genere. 
La sottile buccia è perfetta 
per la preparazione di un liquore molto apprezzato. 



È punto di appoggio da dove partire 
per esplorare le Gole del Raganello,
e per addentrarsi nei paesaggi mozzafiato 
del Parco Nazionale del Pollino.

L'Acalandrostour è una ditta individuale di Consulenze e Servizi Turistici 
che opera nell'ambito del territorio del Parco nazionale del Pollino.
Si occupa di escursioni guidate, gite in fuoristrada, 
educazione ambientale, cartografia digitale, giornalismo ambientale, 
fotografia naturalistica, problematiche ambientali, 
di parchi nazionali ed aree protette, ambiente e natura.


Dove alloggiare

Il B&B Dhafna si trova nel cuore del centro storico,  
a pochi passi dal celebre Ponte del Diavolo 
e dalle cosiddette Gole del Raganello.








Anche il B&B La Magara 
si trova nel cuore del centro storico
ed offre dai suoi affacci 
meravigliose viste del mare Jonio.















B&B Il Granaio





B&B La Stella





















B&B La Sentinella
















B&B Il Belvedere








B&B Il Comignolo di Sofia















B&B Casa Antje







Dove mangiare

L'Oste d'Arberia
































L'Antico Ulivo





















Kamastra





























Agorà








































Da Civita partono l'esplorazioni per le Gole del Raganello,
 un canyon, lungo circa 17 km, 
che si diparte dalla Sorgente della Lamia 
fino a raggiungere un'area attigua all'abitato di Civita, 
dove sorge il caratteristico Ponte del Diavolo. 
Qui il corso del torrente Raganello diventa più regolare 
e scorre lungo una valle più aperta che si mantiene tale fino alla foce. 
Il canyon del Raganello viene distinto dagli esperti in due parti: 
le Gole alte e le Gole basse.





















Da Civita a Morano Calabro,
seguendo alcune delle strade meno battute,
s'impiega mezz'ora per circa 25 Km.


L'attraversamento della Piana di Castrovillari,
con un livello di urbanizzazione superiore agli altri tratti di questo viaggio
non è molto interessante paesaggisticamente,
ad eccezione di alcuni limitati tratti,
quindi non ideale per essere percorso in bicicletta.









































































Morano Calabro è un comune di 4.200 abitanti 
situato nella zona settentrionale della provincia di Cosenza in Calabria, 
è uno dei principali centri del parco nazionale del Pollino.
La sua posizione strategica nell'alta valle del fiume Coscile 
(antico Sybaris di epoca magno-greca) 
alle pendici del massiccio del Pollino, 
ha contribuito al suo sviluppo in epoca antica 
ed al suo splendore nei periodi medievale e rinascimentale.


Il borgo s'inerpica lungo i fianchi est e sud
di un colle a forma conica
raggiungendo la vetta dove spiccano il Castello Normanno-Svevo
e la Chiesa di S. Pietro e Paolo.




La maglia urbana, fitta e intricata, 
fa della località uno dei centri storici di origine medioevale 
più suggestivi e meglio conservati della Calabria. 
Le bellezze del paesaggio, 
unite ai numerosi siti di interesse storico-culturale, 
sono valsi a Morano Calabro 
il titolo di uno dei Borghi più belli d'Italia. 
Tra viuzze e scalinate, pittoreschi sottopassi e scorci 
con case addossate le une alle altre, 
si giunge alla parte alta del paese, 
non senza aver ammirato l'elegante Palazzo Rocco 
e, nei pressi di Porta Ferrante, Palazzo Serranù, 
da dove si gode un bel panorama della parte bassa dell'abitato.



























I resti del Castello Normanno Svevo 
dominano la città dall'alto 
e offrono un magnifico panorama della zona. 


Furono i romani a gettare le fondamenta del castello, 
che venne successivamente completato dai normanni e dagli Svevi.



Molte le chiese, 
la più antica del paese, San Pietro e Paolo, 


risalente all’anno 1000 
ma ristrutturata al suo interno in chiave tardo-barocca. 

Altri gioielli religiosi sono la Chiesa di San Nicola di Bari 
e la chiesa e il Monastero di Bernardino da Siena, 
un raro esempio di architettura monastica del Quattrocento in Calabria. 
La chiesa conserva all'interno 
un cospicuo numero di pregevoli opere d'arte, 
tra cui un pulpito ligneo del 1611, 
intagliato con figure di santi a bassorilievo; 
una statua di San Bernardino scolpita e dorata nel '600; 
una Vergine Immacolata dipinta da Daniele Russo nel Seicento.
La Collegiata di Santa Maria Maddalena 
risale all’epoca bizantina 
e si presenta con l’imponente cupola 
e il campanile ricoperto da maioliche verdi-gialle, 
la cui caratteristica è quella di essere visibile 
da ogni angolo del borgo. 
Altri edifici di culto da visitare sono 
la chiesa di Santa Maria del Carmine 
e, fuori dell’abitato, 
il convento dei Cappuccini con l’austero chiostro seicentesco, 
oltre che i ruderi del monastero di Colloreto, 
immersi in un grande bosco di elci e faggi ai piedi del Pollino.

Dove alloggiare

Albergo Merùo









Il Nibbio

Interessante progetto di ospitalità diffusa 
composta da più di dieci case storiche 
con una capienza di oltre 30 posti letto 
che include un museo naturalistico diffuso 
con la funzione di sensibilizzare le persone alle tematiche ambientali;
spazi destinati alla formazione culturale 
come sala convegni e laboratori didattici;
due strutture destinate alle attività aggregative e ricreative: 
il Giardino del Nibbio e il Convivio del Nibbio, 
vocate anche all’erogazione di servizi enogastronomici 
per la promozione di tipicità locali.
L’intero complesso di strutture 
è realizzato in piena armonia col territorio 
utilizzando interamente complessi edilizi storici 
posti a ridosso del castello Normanno-Svevo 
ed occupano quasi interamente il quartiere Castello.
Le case sono state interamente arredate con oggetti originali, 
patrimonio della cultura locale.


Qui alcune delle unità di alloggiamento:

Casa dell'Artista







Torretta del Poeta










Casa del Dolce Dorme











Casa dell'Elettricista










Grotta del Fauno










Soffitta dei Ricordi






Albergo Ristorante Villa San Domenico














Dove Mangiare

L'Antico Borgo

















Da Morano a Lungro 
s'impiega in macchina circa un'ora per 32 Km.



































































Questo percorso, con alcune variazioni, 
sarebbe anche interessante da percorrere in bicicletta,
28 Km con un tempo di percorrenza di circa due ore e mezza.


Lungro è un comune della provincia di Cosenza con 2.265 abitanti. 



Sito a 600 metri s.l.m. 
nel medioevo era già noto come casale "Lungrum" 
e, nel XV secolo, fu terra di approdo per gli esuli dall'Albania 
in fuga dai turco-ottomani.
Tra i maggiori centri della comunità albanese d’Italia (arbëreshe), 
è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, 
sede dell'Eparchia bizantina, 
che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi 
d'Italia continentale che hanno conservato il rito bizantino. 
L'antica lingua albanese (arbërishtja), 
i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d'origine 
sono tramandati e conservati gelosamente dai suoi abitanti.
La cattedrale di San Nicola di Mira, 
realizzata nel XVIII secolo dopo la distruzione della precedente, 
si impone per la sua vastità tra tutte le altre chiese del circondario.






Questo è l'unico motivo d'interesse che Lungro offre.
Qui termina la prima parte del percorso di attraversamento della regione,
da est a ovest attraverso il margine sud del Pollino,
e, mia opinione, preferisco pernottare qui
nell'Agriturismo La Piantata,


tipico casolare di campagna riadattato
questa volta in maniera sobria senza strafalcioni kitsch
e che offre una buona cucina tipica casalinga.







La costruzione ha gli esterni sobri e piacevoli





mentre gli interni, ampi e puliti,
purtroppo riflettono il gusto 
di quella che ho già definito "Nuova Architettura Calabrese".



Le camere godono di una vista notevole
ma le finestre sono piccole.


La frontale spianata verde panoramica


è l'ideale per una pausa rigenerante,
 per fare yoga o esercizi la mattina,
mangiare all'aperto,
leggere un libro,
o semplicemente contemplare il panorama
del paese arroccato sulla collina


e la piana di Sibari all'orizzonte



finanche il mar Jonio visibile nei giorni più tersi.

Se apprezzate l'idea di una pausa totale 
dal trambusto della vita quotidiana,
questo è il posto ideale per fare una sosta
prima di riprendere il viaggio.
Una piscina arricchirebbe molto l'offerta.


Da qui si possono programmare visite alla vicina Altomonte
che più di Lungro merita una visita


















































Altomonte è un centro medioevale di 4.117 abitanti, 
incastonato nel cuore della provincia cosentina. 
Situato a 496 mt. sul livello del mare, 
con una apprezzabile vista sui monti del Pollino, della Sila, 
e della piana di Sibari e del mar Jonio. 


La storia ha lasciato segni importanti, 
da scoprire in un itinerario che va dal moderno Teatro all’aperto 
(oggi sede di numerose manifestazioni internazionali 
che Altomonte offre al visitatore), 
ai vicoli medievali di spettacolare bellezza, 








alla chiesa di Santa Maria della Consolazione,









raro esempio di arte gotica-angiona, 
con ampio rosone e bel portale. 





La Chiesa fu voluta dal conte Filippo Sangineto
che nel 1342-45 la fece edificare su una preesistente cappella normanna, arricchendola con opere di Simone Martini, 
Bernardo Daddi e della scuola di Giotto ecc. 
che fanno di Altomonte “un’isola d’arte del trecento toscano in Calabria”, 
opere che oggi sono custodite all’interno del Museo Civico 
situato nell’ex Convento dei Domenicani.






Con il Complesso Monastico e la presenza dei domenicani, 
voluta dalla contessa Cobella Ruffo nel XV sec., 
la cittadina divenne centro di cultura; 
ospitò il filosofo Tommaso Campanella, 
che qui pensò la “Città del Sole”, e il novelliere Matteo Bandello.
A pochi passi dal convento troviamo il Castello Feudale,
arroccato al centro dell’antico borgo medioevale, 
è di origini normanne, risalente al XII secolo, 
e ristrutturato nel medioevo, la cui costruzione, 
condizionata dall’andamento del terreno, è a pianta irregolare. 
Vi abitarono tutti i feudatari di Altomonte. 
Oggi adibito ad albergo ristorante, 
nel 2010 vi fu restaurato l’ambiente del Teatro, 
ritenuto l’unico teatro periferico esistente nel Regno delle Due Sicilie. 
Mirabili sono le parti superstiti delle capriate a vista 
affrescate con scene mitologiche e risalenti al XVI secolo, 
ottimamente restaurate 
e due splendidi arazzi raffiguranti il “Ratto d’Europa”, 
opera di Paolo Veronesi.













Di origine normanna e la Torre dei Pallotta (sec. XI), 
fortezza a base quadrata voluta dagli stessi Pallotta, 
da cui prende il nome, oggi invece sede del Museo Azzinari. 




Proseguendo si giunge alla chiesa di San Giacomo Apostolo, 
di probabile origine bizantina, 
l’edificio nel corso dei secoli subì diversi rifacimenti 
e secondo lo storico locale Francesco Rende risalirebbe all’873.



Nella parte bassa del paese costruito a partire dal 1635, 
troviamo il Complesso Monastico di San Francesco di Paola, 
che dal 1980 ospita la Sede Municipale, 
considerato uno dei più bei municipi d’Italia 
e vi sono esposte opere di grande interesse artistico-culturale.





La Chiesa, ultimata nel 1770, ha forme barocche, 
con navata unica ed abside di forma quadrata, 
all’interno si possono ammirare affreschi e tele di Angelo Galtieri 
e numerose altre opere di autori risalenti ai sec. XVIII-XIX. 


Come già detto il Castello Feudale ospita 
il Ristorante Albergo Castello di Altomonte
orientato principalmente ai ricevimenti nuziali.






























Ristorante Hotel Barbieri
merita di essere incluso nella lista per la sua cucina.
La passione di questa famiglia
per la tradizione gastronomica di questa terra
è assolutamente encomiabile.
Sicuramente uno dei migliori ristoranti 
non solo di questa zona ma di tutta la regione.
Una visita è d'obbligo.






































































































L'architettura purtroppo non è il suo punto forte
e, come Il Castello, è un albergo molto orientato ai ricevimenti nuziali.




Dalle sue terrazze si gode una bella vista del borgo.





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